STUDIANDO PSICOLOGIA

Reply
FONDAMENTI DI PSICOLOGIA DI COMUNITA’ cap 2, Francescato, Tomai, Girelli
view post Posted on 2/7/2009, 17:18Quote
Avatar

Millennium Member

Group: Administrator
Posts: 1082
Location: Santa Marinella (Roma)


Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/11/2009, 21:33


CAPITOLO 2
PRINCIPI E RIFERIMENTI TEORICI DELLA PSICOLOGIA DI COMUNITA’



1. Peculiarità dell’approccio e obiettivi prevalenti
La psicologia di comunità si propone di studiare la relazione circolare esistente tra l’individuo e le
strutture sociali. L’unità di analisi è “la persona nel contesto”. La dimensione sociale ha una triplice
collocazione nella psicologia di comunità: nello studio delle cause dei fenomeni (eziologia), nelle
metodologie di intervento, nella definizione del disagio.
Il disagio non è più un elemento considerato insito nell’individuo né una condizione determinata
unicamente dalle strutture sociali.
Nella visione del disagio è possibile riconoscere due visioni prevalenti:

A. Teoria eccezionalista (o della selezione sociale)
Il disagio e la patologia sono determinati dalla presenza di fattori individuali (genetici, caratteriali, di
personalità). Il disagio è quindi un incidente di percorso dell’individuo la cui risoluzione si trova nel
trattamento terapeutico e riabilitativo o alla prevenzione precoce delle persone a rischio di
malessere.

B. Teoria universalista
Considera il disagio come espressione dei rapporti sociali di una comunità, legata a una iniqua
distribuzione delle risorse, a condizioni non insolita ma prevedibili.


Obiettivi della psicologia di comunità:

- Prevenzione del disagio
La prevenzione del disagio diviene uno degli obiettivi prevalenti della psicologia di comunità in
quanto essa ha abbracciato una concezione universalistica del disagio: il rapporto tra eventi di vita
stressanti e il disturbo psicologico è reciproco: la presenza di stress può aumentare il disagio
psichico, la presenza del disagio può elevare la probabilità che un evento stressante accada.
- Promozione della salute e del benessere
La promozione della salute è stata definita come quel processo per cui la gente incrementa il
controllo e la gestione diretta delle proprie condizioni di benessere e/o di disagio. La promozione
della salute e il miglioramento della qualità della vita degli individui nei loro contesti di appartenenza
rappresentano l’obiettivo principale e più generale della psicologia di comunità. La “qualità della vita”
viene intesa tenendo presente sia la percezione soggettiva dei propri standard di vita sia la
valutazione più oggettiva delle condizioni strutturali. Nel processo di valutazione delle condizioni di
vita, la psicologia di comunità utilizza un approccio sistemico-ecologico che tenta di integrare le
variabili di tipo hard (es. reddito pro capite) con variabili soft quali: aspettative, vissuti personali,
credibilità delle istituzioni, senso di appartenenza alla propria comunità.
- Rinforzare risorse personali e competenza della comunità
La promozione dell’autoconsapevolezza e della partecipazione dei membri della comunità, lo sviluppo
delle competenze della comunità, rappresentano un altro obiettivo di questa disciplina che di
riconosce il compito di individuare i processi mediante i quali le comunità rafforzano oppure
ostacolano il benessere psicologico delle persone.
Per perseguire questo obiettivi la psicologia di comunità punta sia a rinforzare le risorse personali
che a potenziare le competenze di comunità poiché ritiene che lo sviluppo della qualità della vita
possa attuarsi solo attraverso una coerente e congiunta promozione sia della capacità dei singoli
individui che delle risorse presenti nella comunità.
2. La strategia preventiva della psicologia di comunità

􀂃 Concetto e tipi di prevenzione
La psicologia di comunità interpreta la strategia preventiva in senso radicale, tentando di migliorare
le condizioni di vita della comunità e favorire l’integrazione positiva e dinamica fra individuo e
ambiente.
Caplan è stato il primo ad individuare alcuni interventi possibili per operare in senso preventivo,
individuando nei diversi livelli sociali, le azioni che consentono di incrementare la prevenzione
primaria:
- nella società: ogni iniziativa che promuove la qualità della vita, il benessere sociale, la
possibilità i istruzione e lavoro;
- nella comunità: la consulenza rivolta a migliorare la programmazione di un sistema o la
formazione di persone-chiave e operatori non professionali;
- nei piccoli gruppi: interventi che accrescono le competenze e consentono di affrontare crisi
prevedibili.
Le azioni di prevenzione secondaria sono mirate ad un intervento precoce sui primi sintomi di disagio
e richiede la capacità di riconoscere i problemi e la conoscenza di strumenti per affrontarli.
Le azioni di prevenzione terziaria comprendono la riabilitazione, intesa come counselling terapeutico
e formazione dell’individuo.
􀂃 Ostacoli e difficoltà alla strategia preventiva
- Predominio della concezione eccezionalista:
si ritiene che il disagio derivi da un difetto individuale per cui gli interventi sono orientati all’individuo
più che al sistema, più alla cura e alla riabilitazione che alla prevenzione.
OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia
Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi
di orientamento e tutoring e molto altro ancora…
http://www.opsonline.it 2001-2007®
Secondo Fryer, fare prevenzione primaria nella società vorrebbe dire scardinare le stratificazioni
sociali esistenti, rendere meno empowered alcuni gruppi che ora lo sono troppo e trasferire risorse
economiche a coloro che vi hanno meno accesso.
L’orientamento preventivo è meno ovvio di quello riparativo dato che la prevenzione richiede
un’attività cognitiva più complessa e un’operatività in cui gli interessi a lungo termini prevalgono su
quelli a breve termine.
- Scarsa domanda sociale
Un altro ostacolo è la scarsa domanda sociale di interventi di prevenzione
- Eziologia complessa del disagio
I fattori correlati con le condizioni di disagio sono sempre molteplici e poco conosciuti per cui risulta
difficile identificare i fattori eziologici del disagio da prevenire.
- Operatori poco formati alla prevenzione
La competenza degli operatori è poco sviluppata ad individuare contenuti e indicatori del
cambiamento da pianificare.
Nonostante questi ostacoli allo sviluppo di una logica preventiva, recentemente la prevenzione del
disagio è divenuto un tema di grande attualità e interesse per la sanità pubblica. L’OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) ha richiamato l’attenzione sulla crescita della sofferenza
psicosociale e sulla necessità di intervenire preventivamente.
􀂃 La prevenzione nella psicologia di comunità
La sociologia di comunità cerca di agire il più possibile in senso preventivo e sui livelli più complessi
della realtà sociale: privilegiare l’intervento sui gruppi, sui sistemi organizzativi e sulle reti informali
piuttosto che l’intervento sul singolo individuo. La strategia preventiva è quindi soprattutto
prevenzione primaria. Possiamo distinguere tra:
− Prevenzione primaria proattiva: si propone di migliorare la qualità di vita
dell’ambiente. Esempi di questo intervento potrebbero essere la ricerca-intevento,
l’analisi organizzativa,programmi di sviluppo del sostegno sociale e del senso di
comunità.
− Prevenzione primaria reattiva: mirano a incrementare le competenze degli individui.
Esempi di questo intervento potrebbero essere le strategie educative e formative,
intese a promuovere il benessere psicofisico e le capacità di coping, la preparazione
ad intervenire e anticipare crisi prevedibili.
3. Il quadro di riferimento concettuale della psicologia di comunità di matrice
americana
􀂾 Il modello esplicativo sistemico-ecologico
∗ La teoria dei sistemi e quella ecologica sono approcci congruenti e integrabili al punto di poter
configurare un modello esplicativo specifico. La teoria dei sistemi è stata applicata alla
psicologia di comunità da Murrel: i sistemi sociali sono un insieme di rapporti tra elementi di
complessità crescente. La comunità si configura come una rete di sistemi sia di tipo formale
che di tipo informale.
∗ La prospettiva ecologica riporta l’attenzione sull’osservazione dei fenomeni nei loro settino
naturali. L’approccio ecologico consente di enfatizzare la relazione tra persona e ambiente e di
concepire la ricerca come un’attività da svolgere sul campo.
∗ Kelly ha formulato l’analogia ecologica. Secondo tale autore infatti la prospettiva ecologica
fornisce un quadro di riferimento dinamico per analizzare i cambiamenti nei particolari settino
in cui avvengono. L’autore propone 4 principi come guida per pianificare gli interventi nella
comunità:
a) INTERDIPENDENZA
OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia
Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi
di orientamento e tutoring e molto altro ancora…
http://www.opsonline.it 2001-2007®
Il cambiamento di ciascuna componente dell’ecosistema produce cambiamenti in tutte le altre
componenti. L’intervento su un singolo settore della comunità avrà riflessi e influenze anche sugli
altri settori. Il principio di interdipendenza implica di assumere come oggetto di analisi l’intera
comunità.
b) CICLICITA’ DELLE RISORSE
Questo principio comporta che, per attuare un intervento nella comunità, è fondamentale analizzare
il modo in cui le risorse umane , tecnologiche, organizzative, economiche, sono distribuite, utilizzate,
trasferite. In tal modo sarà possibile sviluppare un interscambio facendo leva proprio sulle risorse
realmente presenti nella comunità.
c) ADATTAMENTO
Descrive il processo attraverso il quale gli organismi variano le loro abitudini o caratteristiche per
affrontare le condizioni e le trasformazioni ambientali. Individui e gruppi sociali tendono a
sviluppare capacità più o meno ristrette a seconda dell’ampiezza della nicchia ambientale in cui
vivono.
d) SUCCESSIONE
Evidenzia le proprietà dinamiche dell’ambiente sociale e la necessità di conoscere quali siano le
direzioni dei mutamenti in corso. La direzione in cui una comunità sta cambiando va tenuta presente
nel pianificare le strategie di intervento. Il principio di successione è molto importante per
comprendere e fare previsioni sui fenomeni di trasformazione nel rapporto fra classi sociali e aree
abitative.
Questi quattro principi consentono di decodificare i meccanismi di influenzamento reciproco fra
ambienti, gruppi e individui e di sviluppare un intervento che non ignori i valori prevalenti, le risorse
disponibili e i processi trasformativi in corso in una certa comunità.
􀂾 La teoria di Lewin
La teoria di Lewin ha dato il suo principale contributo alla psicologia di comunità attraverso la teoria
del campo, secondo la quale ogni evento è determinato dall’insieme di fattori presenti all’interno
del campo psicologico: il campo è concepito come un insieme di forze la cui interazione dinamica
origina fenomeni sociali e comportamenti individuali. Gli elementi appartenenti all’ambiente hanno
un peso variabile nella determinazione del comportamento a seconda della percezione soggettiva
che ne ha l’individuo e quindi della collocazione che vengono ad avere nel campo psicologico della
persona. Nella teoria lewiniana il comportamento è funzione della persona e dell’ambiente [C= f
(P,A)].
Il soggetto è un soggetto attivo al quale viene riconosciuta l’importanza dell’azione trasformatrice
sulle varibili biologiche, materiali e sociali.
Lewin ha una concezione sistemica del piccolo gruppo e lo considera come un insieme dinamico,
qualcosa di qualitativamente diverso dalla somma dei singoli elementi che lo compongono. Ogni
cambiamento di una delle parti trasforma la struttura e la dinamica del gruppo e viceversa. Lewin
valorizza la potenzialità trasformativi del gruppo.
􀂾 La psicologia ambientale
La psicologia ambientale comprende diversi filoni, tra essi, particolarmente rilevante per la psicologia
di comunità è l’approccio socio-ecologico, che propone di analizzare l’impatto degli ambienti fisici
e sociali sull’individuo.
Barker mise a punto il concetto di behavior setting come unità minima in cui si attuano i
comportamenti intenzionali significativi. Nel 1947 fondò la stazione di osservazione di Oskaloosa
mostrando come sia il significato di un setting a integrare in un sistema ordinato i comportamenti
dei singoli. Mettendo a confronto 2 diverse cittadine Barker scoprì che le comunità
sottodimensionate spingono gli abitanti a partecipare a una più ampia varietà di setting, tendendo a
valutare più positivamente le capacità dei cittadini e ad accettarne maggiormente le istanze al
cambiamento.
Il setting può essere quindi :
OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia
Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi
di orientamento e tutoring e molto altro ancora…
http://www.opsonline.it 2001-2007®
- “sovradimensionato” quando esistono troppe persone che ne vogliono far parte rispetto ai
ruolo e alle funzioni che è possibile distribuire. In questo caso viene favorita la competitività
ai livelli alti e demotivazione ai livelli più bassi.
- “sottodimensionato” quando la quantità di persone è insufficiente per gestirlo. In questo caso
viene stimolato il coinvolgimento e la motivazione delle persone che tengono a svolgere
un’ampia gamma di compiti con il rischio di stress e di sovraccarico di mansioni.
Tra le caratteristiche del settino di particolare interesse sono:
- ricchezza: indica il numero di gruppi e di comportamenti che si verificano in un dato contesto
- grado di penetrazione: è il grado di responsabilità, coinvolgimento e tempo che differenziano
le persone nell’uso del setting.
Il limite della teoria di Barker sta nella visione di un individuo passivo di fronte al contesto
ambientale.
􀂾 La teoria dello sviluppo nel contesto di Bronfenbrenner
Brofenbrenner ha rielaborato la Teoria del campo di Lewin proponendo un modello ecologico dello
sviluppo umano che sottolinea l’inscindibilità dell’individuo dall’ambiente in cui cresce e si sviluppa.
Il modello processo-persona-contesto-ambiente si basa su tre assunti fondamentali:
1) Il rapporto individuo-ambiente è caratterizzato dalla reciprocità;
2) Anche i contesti non direttamente sperimentati possono produrre modificazioni nel
comportamento dell’individuo;
3) Ogni persona si caratterizza come un’entità dinamica, ossia un soggetto attivo che
reagisce alle pressioni ambientali e ristruttura il proprio spazio di vita.
L’ambiente ecologico è costituito da un ambiente strutturato in un insieme di sistemi interrelati.
Per Brofenbrenner il comportamento umano è determinato dall’influenza di una serie di strutture
concentriche tra loro interdipendenti e dal modo in cui le dimensioni ambientali sono percepite e
integrate dal singolo. Le strutture sono:
• Microlivello: è composto da sistemi di cui l’individuo ha esperienza diretta . comprende
spazi fisici, persone e interazioni (famiglia, ambiente di lavoro, gruppo di pari)
• Mesolivello: composto di due o più microlivelli e dai legami esistenti tra essi (es. rapporti tra
famiglia e scuola)
• Esolivello: comprende sistemi con i quali l’individuo non interagisce direttamente ma che
influenzano la vita delle persone che interagiscono con lui (es. lavoro dei genitori)
• Macrolivello: comprende il contesto sociale allargato, sovrastrutture che hanno il potere di
influenzare tutte le altre (es. tasso di disoccupazione)
L’individuo si muove in questi sistemi in un processo dinamico, chiamato transizione ecologica:
cambia continuamente ruolo e deve sempre ristrutturare la sua posizione delle diverse situazioni
ambientali.
La nicchia ecologica è quel contesto ambientale in grado di facilitare od ostacolare lo sviluppo delle
persone che lo frequentano in base alla combinazione che si realizza tra i fattori personali e le
caratteristiche ambientali.
􀂾 La psicologia umanistica e dell’approccio cognitivocomportamentale
Con la psicologia umanistica (Rogers, Maslow), la psicologia di comunità condivide l’enfasi sulle
potenzialità, sulle risorse positive da valorizzare da cui derivano strategie che promuovono la
capacità di coping degli individui.
Con l’approccio comportamentale invece condivide metodologie e tecniche efficaci per trasmettere
competenze e abilità. L’orientamento cognitivo diviene fondamentale per interpretare fenomeni quali
l’apprendimento sociale (Bandura) e l’influenza dei mass media e delle campagne sociali di
informazione. L’approccio cognitivo-comportamentale viene utilizzato per programmare interventi su
larga scala (es. paini di educazione sanitaria, formazione, modificazione degli obiettivi di un sistema)
4. La sintesi di Murrel
OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia
Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi
di orientamento e tutoring e molto altro ancora…
http://www.opsonline.it 2001-2007®
La principale opera di Murrel è “Psicologia di comunità e sistemi sociali” che si propone di compiere
un’integrazione di orientamenti diversi, fornendo un quadro concettuale di psicologia di comunità.
Murrel definisce la psicologia di comunità come “l’area all’interno della psicologia che studia le
transizioni tra reti di sistemi sociali, popolazioni e individui, che sviluppi e valuti metodi di intervento
che migliorino gli adattamenti persona-ambiente, che pianifica e valuta nuovi sistemi sociali e che da
questa conoscenza e cambiamento cerca di aumentare l’opportunità psicosociali dell’individuo”.
Murrel pone l’attenzione sulla relazione circolare , sulle transizioni reciproche fra comportamento
individuale e sistemi sociali.
Murrel parte da un concetto di uomo complesso: motivato secondo le specifiche esperienze, le
aspettative e i valori che hanno sviluppato durante la vita. Non esistono delle gerarchie universali di
bisogni ma delle aree-problema specifiche per ogni individuo. Egli sviluppa delle priorità per queste
aree-chiave ed elabora determinate soluzioni. Il benessere psicologico deriva dall’accordo
psicosociale , ossia dalla coincidenza tra le richieste del sistema e il programma elaborato
dall’individuo per affrontare le proprie aree-chiave.
L’accomodamento intersistemico è il grado di compatibilità tra i diversi sistemi sociali nell’interagire
con l’individuo.
Per pianificare e realizzare gli interventi più idonei a migliorare l’accordo psicosociale, è necessario
condurre un’analisi sulla discrepanza e conflitto nelle transizioni fra i diversi livelli sociali (individuogruppo-
sistema-rete di sistemi), scegliendo il livello su cui è possibile agire nel modo più efficace.
Murrel descrive sei livelli di intervento , che variano per ampiezza e complessità:
I. RICOLLOCAMENTO INDIVIDUALE
Quando l’interazione individuo-sistema è incompatibile al punto di non poter prevedere
miglioramenti da entrambe le parti può essere consigliabile ricollocare l’individuo in un altro sistema.
Esempio: affidare un bambino a nuovi genitori se quelli naturali non sono in grado di prendersi cura
di lui. In questo caso il rischio è quello di un ricollocamento temporaneo è quello di integrazione nel
nuovo sistema con problemi a tornare nel sistema di provenienza.
II. INTERVENTI SULL’INDIVIDUO
In questo caso l’obiettivo è cambiare o sviluppare risorse e strategie della persona affinché possa
meglio inserirsi nel sistema. Esempi di questa strategia sono la formazione tecnica, i programmi di
modificazione comportamentale, la psicoterapia, l’intervento sulla crisi in atto. Questi interventi sono
efficaci solo se è la persona a richiederli perché intenzionata a rimanere nel sistema. In questo tipo
di intervento il rischio è quello di biasimare la vittima, per cui è sempre auspicabile intervenire su
livelli più complessi e sistemici della comunità.
III. INTERVENTI SULLA POPOLAZIONE
Questa strategia consiste nell’incrementare le risorse di una popolazione o di un gruppo a rischio,
attraverso programmi di preparazione alla crisi o interventi di formazione di gruppo. La difficoltà può
essere motivare e coinvolgere la popolazione target a partecipare, soprattutto se si tratta di
interventi preventivi.
IV. INTERVENTI SUL SISTEMA SOCIALE
Si tratta di operare mutamenti strutturali e funzionali sui sistemi, in modo da facilitare la gestione
dei problemi degli individui. Esempi di questa strategia sono la consulenza per modifica il
comportamento di persone-chiave nel sistema oppure la consulenza volta a innovare le regole, i
vincoli, la distribuzione di compiti e responsabilità, gli obiettivi di un determinato sistema. La
difficoltà sta nell’identificare quali componenti e motivazioni premono per modificare l’assetto del
sistema.
V. INTERVENTI INTERSISTEMICI
L’azione è diretta su più sistemi, fra i quali si cerca di creare un migliore coordinamento e una
connessione più funzionale. Se si vuole ad esempio affrontare un problema di disoccupazione
OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia
Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi
di orientamento e tutoring e molto altro ancora…
http://www.opsonline.it 2001-2007®
giovanile o delinquenza sono necessari progetti finalizzati che coinvolgano enti locali, istituzioni
formative, servizi sociali che stimolino iniziative spontanee da parte della popolazione.
VI. INTERVENTI SULL’INTERA RETE SOCIALE
Sono i programmi rivolti alla comunità nel suo insieme, ad esempio attraverso i mass media oppure
ai casi di partecipazione dei psicologi di comunità alla progettazione di nuove reti comunitarie.
La sintesi concettuale di Murrel si pone come riferimento teorico fondamentale della psicologia di
comunità vista la visione complessiva e interattiva della realtà sociale.
5. Il costrutto dell’empowerment
La parola empowerment deriva dal verbo to empower, che significa “favorire l’acquisizione di
potere, rendere in grado di”. Questo costrutto appare negli anni settanta ma si sviluppa nella
seconda metà degli anni 80. è una parola che indica contemporaneamente un processo ed un
risultato. A partire dagli anni sessanta questo costrutto è presente in almeno 4 ambiti:
- in politica, rappresenta l’obiettivo della maggior parte dei programmi di sviluppo nei paesi del
Terzo mondo, acquisendo rilevanza nei movimenti sociali di difesa dell’ambiente e dei diritti di
gruppi svantaggiati.
- In medicina e psicoterapia, è stata utilizzato con l’obiettivo di favorire processi riabilitativi
brevi ed efficaci, promuovendo la capacità di autodiagnosi e cura della propria salute.
- In ambito manageriale e organizzativo . le imprese devono svilupparsi promuovendo nei
propri lavoratori un atteggiamento di partecipazione e di alto impegno.
Definizioni di empowerment
- Rappaport: l’empowerment è un processo che permette ad individui, gruppi e comunità di
accrescere le capacità di controllare attivamente la propria vita.
- Kiefer: ha definito l’empowerment in termini di acquisizioni individuali che riguardano il
raggiungimento di abilità politiche, competenze, informazioni. È potente chi è in grado di
controllare la propria vita. Kiefer ritiene che l’empowerment comprenda un processo
tridimensionale che include:
1. lo sviluppo di un maggiore senso di sé in rapporto con il mondo;
2. la costruzione di una comprensione più critica delle forze politiche e sociali che
impattano il proprio mondo quotidiano;
3. l’elaborazione di strategie funzionali e il reperimento di risorse per raggiungere scopi
personali e obiettivi socio-politici.
- Zimmerman definisce l’empowerment psicologico come il prodotto che porta dalla learned
helpness (passività appresa, senso di sfiducia e sconforto nell’affrontare i problemi) alla
learned hopefulness (acquisizione e utilizzo di abilità di problem solving e conseguimento del
controllo percepito) attraverso il raggiungimento della fiducia nelle proprie capacità derivante
dal dominio degli eventi, ottenuto tramite la partecipazione e l’impegno nella comunità.
- Bruscaglioni lega il concetto di empowerment a quello di “possibilità”, ovvero l’insieme delle
scelte disponibili per un soggetto (il livello di empowerment) e “aumento di possibilità”,
ovvero l’incremento delle opportunità di scelta dell’individuo (processo di aumento
dell’empowerment) che è definito come “crescita”
L’empowerment è un costrutto multidimensionale. Distinguiamo infatti :
⇒ Empowerment psicologico-individuale: relativo alla persona nel suo rapporto con
gli oggetti esterni (passività/proattivtà, locus of control interno/esterno, sentimento di
autoefficacia). I risultati dell’empowerment possono essere il controllo percepito su
specifiche situazioni, le attività, i comportamenti proattivi;
⇒ Empowerment organizzativo: relativo alle variabili organizzative (strutturali e
relazionali) in grado di promuovere coinvolgimento e responsabilizzazione negli attori
che vi partecipano. I risultati possono riguardare la valutazione delle reti
organizzative, la mobilitazione di rosse, l’influenza politica;
OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia
Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi
di orientamento e tutoring e molto altro ancora…
http://www.opsonline.it 2001-2007®
⇒ Empowerment di comunità: relativo al grado di facilitazione riscontrabile
nell’ambiente di riferimento (presenza di risorse o ostacoli) rispetto ai processi di
crescita ed emancipazione. I risultati potrebbero essere la presenza di pluralismo,
l’esistenza di coalizioni e l’accessibilità alle risorse.
Caratteristiche dell’empowermnet:
• L’empowerment è qualcosa che va oltre ai costrutti di autostima , locus of control etc
• L’empowerment è un comportamento intenzionale che implica pensiero critico,
interesse e partecipazione di gruppo e che porta a un maggiore controllo e benessere
nella propria vita.
• È una variabile continua e non dicotomica che quindi può presentarsi a diversi livelli
quantitativi;
• Si articola su più livelli: individuale, di gruppo, organizzativo e di comunità;
• Possiede una costruzione evolutiva non necessariamente lineare: un soggetto può
presentare espansioni o regressioni del suo livello di empowerment;
• Si connota in relazione al contesto e alla popolazione, ossia assume forme diverse per
persone diverse in contesti diversi.
Il problema della misurazione
La misurazione dell’empowerment è difficile per diversi motivi:
− Esso va considerato come una costruzione dinamica guidata dal contesto
e non come un tratto stabile della personalità;
− Esso contempla sia processi che risultati, quindi l’attività di ricerca dovrà
essere complessa e rigorosa e prevedere metodi quantitativi e qualitativi
in grado di cogliere sia processi che risultati.
I rapporti tra “potere” e “salute”
La capacità di controllo è considerata fonte di benessere. Il potere e lo sviluppo di potere vanno
considerati come qualità che aspetti sia individuali che collettivi, legate cioè all’interazione tra
individuo e contesto. La teoria dell’empowerment collega il benessere dell’individuo al contesto
sociale e politico al quale egli appartiene e sostiene che le comunità possono migliorare la vita dei
propri abitanti offrendo loro occasioni di essere attivi e di partecipare ai processi decisionali della
comunità.
6. Sviluppo di una prospettiva europea
􀂾 Limiti degli apporti teorici degli psicologi di comunità
statunitensi
- non è presente una teoria-guida unificante di psicologia di comunità. La definizione
dell’oggetto di studio non è stata seguita da un’adeguata elaborazione teorica.
- Eccessivo pragmatismo da parte degli psicologi statunitensi, poco inclini alle riflessioni
teoriche.
- Gli strumenti di intervento elaborati negli Stati Uniti (es. intervento sulla crisi, ricerca-azione,
tecniche di sviluppo di comunità, valutazione dei progetti di intervento) sono stati troppo
concentrati sull’empowerment individuale o di piccoli gruppi e non sufficientemente connessi
ad una teoria pratica.
􀂾 Principali differenze tra Europa e USA
Tra gli psicologi di comunità statunitensi e quelli europei si sono evidenziante alcune differenze:
- gli europei condividono valori culturali diversi da quelli americani: per gli americani gli uomini
nascono liberi, per gli europei ogni persona nasce in un contesto sociale gerarchico creato
storicamente che può essere modficato tramite l’azione umana.
- Sia gli psicologi di comunità americani che quelli europei hanno criticato l’ottica
individualistica e naturalistica, che vede i processi psicologici puramente interni all’individuo e
la società e l’essere umano come fenomeni governati da leggi naturali
OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia
Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi
di orientamento e tutoring e molto altro ancora…
http://www.opsonline.it 2001-2007®
- Gli psicologi europei danno maggiore importanza all’analisi storica delle ideologie politiche
mentre gli americani danno minore rilevo ai legami tra passato e presente, anche perché la
società americana è relativamente giovane
- Gli psicologi europei danno la libertà individuale meno per scontata e sono meno propensi a
credere al mito dell’uomo che si fa da sé, cosi prevalente nella cultura americana.
- In USA è diffuso il convincimento che ogni individuo è pienamente responsabile della sua vita
mentre in europa di ritiene che una persona disempowered raramente possa divenire
empowered solo grazie ai suoi sforzi in quanto siamo più consapevoli che la libertà individuale
e l’empowerment sono stati conquistati attraverso lotte collettive.
- Tuttavia, questa cruciale differenza si sta lentamente attenuando man mano che si diffonde
una cultura globale che si ispira a quella statunitense, fondata sul successo individuale.
Attualmente anche in Europa la politica viene percepita come lontana e i giovani spesso
rifuggono dall’impegno sociale, religioso, politico. La politica non è più sentita come vocazione
e ha smarrito il suo carattere totalizzante.
- In questo mutato contesto socio-politico è quindi necessario aiutare a promuovere nei
giovani la consapevolezza del legame storico tra il processo di empowerment individuale e
le lotte sociali che hanno dato agli europei importanti diritti civili di cui godono oggi. Questi
diritti sono stati conquistati attraverso pressioni sociali e politiche e lotte di gruppo.
􀂾 connessioni tra comunità locali, globali e virtuali.
- Gli psicologi americani si focalizzano spesso sulla dimensione localistico-territoriale di una
comunità senza esplorare le connessioni tra comunità locali, globali e virtuali.
- La comunità locale può diventare il luogo delle relazioni interpersonali che rispondono ai
bisogni umani di appartenenza, sicurezza e identità, permettendo la conservazione del
tessuto sociale e di accrescere il capitale sociale anche in situazioni critiche.
- Gli psicologi di comunità devono studiare non solo le reti e le comunità locali ma anche come
queste si interfacciano con quelle più estese di cui sono parte. Lo Stato in cui la comunità è
inserita deve perseguire politiche sociale che promuovano la salvaguardia e l’allargamento dei
diritti sociali e umani. Occorre coordinare iniziative a livello locale, statele, nazionale e
internazionale per poter promuovere la crescita dei tre capitali: economico, umano e sociale.
- Per capitale sociale si intende quell’insieme di legami basati sulla fiducia reciproca che si
creano quando ci sono scambi positivi tra le persone, che formano un tessuto sociale
compatto.
- La qualità del capitale sociale incide sulla salute in quanto chi ha più contatti e partecipa
attivamente alla vita di comunità ha effetti positivi sulla salute.
- Negli Stati Uniti il capitale sociale è in diminuzione: la partecipazione dei cittadini alla vita
politica è diminuita, come sono diminuite la partecipazione alle associazioni civiche e di
volontariato, il numero di persone che partecipa sport di squadra, mentre è aumentato il
senso di sfiducia negli altri e la litigiosità.
7. Verso una teoria della tecnica in psicologia di comunità
Una teoria della tecnica in psicologia di comunità deve individuare i concetti centrali che permettono
i collegamenti tra 2 ambiti: psichico e sociale, tra attività mentale quella pratica.
􀂴Orford ha dedicato particolari sforzi all’elaborazione di una teoria generale per la psicologia di
comunità che individui concetti –chiave nei campi della persona e dell’ambiente:
􀂃 Identità
􀂃 Status
􀂃 Sentimento di autostima
Questi sono considerati elementi condizionati e condizionabili dai contesti sociali ai quali l’individuo
appartiene. L’ambiente può facilitare o ostacolare le persone nello sviluppo del loro senso di identità,
nel raggiungimento e mantenimento del loro status sociale e nel loro senso di autostima, in 4 modi:
- ricoprire un ruolo socialmente valorizzato;
- possedere o poter sviluppare un senso di controllo;
OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia
Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi
di orientamento e tutoring e molto altro ancora…
http://www.opsonline.it 2001-2007®
- poter usufruire di sostegno sociale;
- avere opportunità di vita future
queste quatto risorse intervengono a 3 livelli diversi del sistema sociale:
* microlivello : sistemi di appartenenza come la famiglia, il lavoro, i servizi.
* comunità locale: condominio, città di appartenenza
* cultura: le norme e le strutture politiche, legali, socioculturali e religiose a
livello di Stato.
Il limite del modello di Orford è che non sottolinea alcuni aspetti , come il fatto che le risorse
disponibili a ciascun livello variano a seconda della classe sociale.
􀂴Rappaport è più attento alla visione sociocostruttivista: secondo Rappaport lo psicologo di
comunità deve analizzare criticamente le narrative culturali dominanti, le storie locali e personali che
promuovano un senso di comunità e di speranza per il futuro. Capire le narrative di comunità e un
modo per capire la cultura e il contesto in quanto sono la sostanza del nostro mondo sociale. Una
comunità non può essere tale senza una narrativa condivisa. Le narrative sono risorse che possono
essere concepite come potenziali strumenti di empowerment, anche se distribuita in modo ineguale
nelle classi sociali dato che le classi sociali dominanti hanno più strumenti per diffondere e creare le
loro narrative.
Il limite del pensiero di Rappaport è quello di dare troppo peso alle variabili sociocustruttiviste
rispetto a quelle socioeconomiche.
􀂴Martini e Sequi hanno proposto un modello di analisi di una comunità che tenga conto delle
interazioni variabili hard (ambientali, geografiche, giuridiche ed economiche) e variabili soft
(rappresentazioni sociali, radici storiche e antropologiche)
􀂴Amerio propone interventi non sono incentrati sulle dimensioni soggettive del problema ma anche
su dimensioni oggettive e dinamiche sociali. Lo psicologo di comunità deve analizzare le relazioni
materiali e simboliche della situazione. Secondo Amerio, la psicologia di comunità pone al centro:
− il senso dell’individuo come principio e valore che è riconosciuto come tale grazie alla sua
dimensione sociale;
− il senso della partecipazione alla costruzione di quel bene comune, che alla base della
comunità come depositaria di valori umani;
− il senso costruttivo dell’azione come processo che articola attività mentale e attività
pratica, la sfera individuale e quella sociale, fornendo all’individuo la possibilità non solo di
adattarsi al contesto, ma di operare per cambiarlo.
􀂴Francescato ha argomentato che per creare rapporti teorici adeguati per una psicologia di
comunità che miri al cambiamento individuale e sociale occorre fare un’integrazione tra i paradigmi
scientifici della psicologia tradizionale e gli apporti dei teorici del costruzionismo sociale. Possiamo
utilizzare i paradigmi scientifici della psicologia tradizionale quando vogliamo individuare gli aspetti
ripetitivi , le regolarità nelle transizioni tra individui, gruppi e aspetti materiali e strutturali della
realtà sociale, il comportamento umano è prevedibile se si conosce la persona e la situazione per
quel che concerne comportamenti abituali in contesti abituali. Quando invece vogliamo capire che
significato un essere umano attribuisce alle sue interazioni con un ambiente e vogliamo indagare
come può operare un cambiamento, è meglio utilizzare i paradigmi del costruzionismo sociale.
Una teoria della tecnica in psicologia di comunità dovrebbe unire i due modi di fare scienza: il
paradigmatico e il narrativo.
- Il modello paradigmatico è basato sulle teoria positivistiche ed è caratterizzato dalla
formulazione di ipotesi che devono essere testate, e mira alla costruzione di leggi che
permettano di predire l’evoluzione di un fenomeno.
- Il modello narrativo è impiegato da storici e biografi, con l’obiettivo di raccontare la storia di un
fenomeno nel suo contesto. I criteri di accettazione o non accettazione si basano sulla coerenza
della storia.
Le radici del costruzionismo sociale si trovano nell’interazionismo simbolico che sostiene che alla
base dell’agire umano vi è il significato che l’individuo attribuisce all’interazione, e che tale
significato è il gran parte determinato da una continua e reciproca interpretazione delle azioni
compiute dagli attori in una determinata situazione.
OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia
Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi
di orientamento e tutoring e molto altro ancora…
http://www.opsonline.it 2001-2007®
Per gli psicologi di comunità diventa importamene trovare modalità per rompere il tacito consenso
con cui gli individui e gruppi accettano i sistemi di convenzioni. Il mutamento viene favorito
promuovendo la produzione di nuove metafore narrative create da individui o da piccoli gruppi che
guardano alle situazioni sociali introducendo un nuovo punto di vista.
Le premesse teoriche che guidano gli interventi in psicologia di comunità sono:
1) Collocamento dei problemi
I problemi umani hanno un versante individuale ma anche un versante sociale perché nascono in
situazioni sociali ed è spesso in questa sfera che si possono trovare gli strumenti materiali per
affrontarli.
2) Concetto di individuo
L’indivisuo è un soggetto attivo, culturalmente, storicamente e socialmente situato. Gli individui
sono aganti socili che costruisconos ognificati nella loro interazione con gli altri.
3) Concetto di ambiente
L’ambiente sociale è un contesto gerarchico creato storicamente: le disuguaglianze di risorse e
potere tra gli individui non sono naturali ma stoiche e modificabili.
4) Relazione tra individuo e ambiente
Il contesto sociale gerarchico può favorire o limitare il singolo che a sua volta può influenzare il
settino con cui interagisce a seconda della posizione che occupa.
5) Complessità del sistema sociale
Le transazioni tra indivisuie contesti sociali avvengono a livelli multipli e multidirezionali.
6) Livelli di intervento
Gli psicologia di comunità esaminano i problemi non solo nella loro dimensione personale-soggettiva
ma anche nella loro dimensione oggettiva e sociale nelal quale si collocano vincoli e risorse.
7) Legame tra empowerment individuale e lotte sociali
Esite un legame stroico tra processi di valorizzazione delle libertà dei singoli e le lotte per diritti
umani, civili e sociali.
8) Ruolo della narrative
Le narrative personale, comunitarie, culturali e politiche connettono la sfera individual a quella
collettiva percheè forniscono interpretazioni delle gerarchie sociali che influenzano l’identità,
l’autostima e lo status dei sngoli, il loro empowermemt, i ruoli sociali e le opportunità di vita fuure.
9) Integrazione tra modello positivista e costruzionista
La psicologia di comunità integra gli approcci tradizxioneli alle terie del costruzionismo sociale,
utilizzando il modello paradigmatico per la ricerca delle differenze nelle relazioni individuo-ambiente
e il modello narrativo per comprendere e facilitare i cambiamenti personali, organizzativi e sociali.
10) Uso delle risorse e delle criticità
La psicologia di comunità pone l’accento sui meliors (punti di forza) e sugli stressors (problemi,
disagi, esperienze negative)
11) Ruolo costruttivo dell’azione
La psicologia di comunità sottolinea il senso costruttivo dell’azione come processo che integra sfera
individual e e sociale fornando all’individuo la possibilità di adattarsi al contesto e anche di
cambialro.
8. Principi guida per una teoria della tecnica in psicologia di comunità
Le strategie di intervento in psicologia di comunità dovrebbero:
⇒ Incoraggiare interpretazioni pluralistiche di un problema sociale
⇒ Esaminare le origini storiche di un problema sociale riflettendo creiricamente su come
le narrative dominanti legittimano la ineguale distribuzione di potere.
⇒ Dar vice ad altre nattatice minoritarie presenti
⇒ Primuovere ed attuare progetti di empowerment che aumentino il capitlaie sociale
⇒ Identificare i punti di forza su cui far leva epr ottenere i cambiamenti auspicati
⇒ Identificare quali problemi possono essere risolti a livello di gruppo e quali richiedano
interventi ad altri livelli.

"Colui che cammina sulla testa vede il cielo sotto di lui come un abisso." - P. CELAN
"E' impossibile far qualcosa a prova d'idiota, perchè gli idioti son troppo ingegnosi." - LEGGE DI MURPHY

 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE P_MSN Top
0 replies since 2/7/2009, 17:18
 
Reply

load
Fast reply

 
 
 

Enable emoticons
Clickable Smilies
Show All


Nickname:      Email: